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La gestione dell’emergenza, il presente, le prospettive. Intervista al volto femminile della Tenuta I Fauri, Chieti

14-05-2020

Valentina Di Camillo della Tenuta I Fauri, nelle vigne di proprietà a Francavilla (Chieti)

Valentina Di Camillo della Tenuta I Fauri, nelle vigne di proprietà a Francavilla (Chieti)

Valentina Di Camillo incarna un Abruzzo molto dinamico, dalla forte impronta femminile. Con una doppia laurea in tasca – prima Chimica e tecnologia farmaceutica e poi Enologia – si divide i compiti alla tenuta I Fauri con il fratello Luigi e i genitori: si occupa della commercializzazione, comunicazione e del marketing. Da qualche anno è anche la padrona di casa e coordina l’accoglienza di un casolare con quattro camere, una dimora ideale per gli amanti della campagna.

All’inizio del lockdown era in Abruzzo, prossima alla partenza per il Foodex di Tokyo. Ci racconta: «La situazione in Giappone non ci dava segnali di annullamento della fiera. Così organizzai il viaggio inserendo, per fortuna, una clausola assicurativa che mi avrebbe rimborsato i voli. A essere sincera non avevo affatto percepito la gravità della situazione, complice il vivere in mezzo alla campagna. Sulle prime, l’allarmismo mi pareva immotivato. Mi ricordo perfettamente l’8 marzo perché avevamo organizzato un piccolo evento in cantina, poi annullato. Così capii». Nel frattempo, le fiere del mondo del vino stavano subendo cancellazioni su cancellazioni – Prowein e Vinitaly soprattutto – e così una piccola realtà come I Fauri ha dovuto pensare a come reagire.

Come vanno le cose nelle vostre tenute?
Abbiamo la fortuna di avere un punto vendita aziendale che di fatto non è in cantina ma vicino a Chieti. Il commercio al dettaglio è continuato perché qui la stretta è arrivata un po’ più tardi. Abbiamo sempre lavorato con la nostra bottega. In azienda il lato ospitalità è bloccato. Purtroppo, lavorando molto con i portali di prenotazioni. ho avuto cancellazioni continue di soggiorni fino a luglio. In questo momento ho attive solo prenotazioni d’agosto. Francamente, con tutto l’ottimismo che mi contraddistingue non so se riusciremo a sostenere questo tipo di turismo. Oggi, per esempio, mi è arrivata l’ ennesima cancellazione di una cliente che si doveva sposare a maggio, e oggi ha rimandato bloccando l’ intera struttura per settembre.

Valentina Di Camillo

Valentina Di Camillo

Le Vigne Baldovino

Le Vigne Baldovino

E sul fronte vendite?
Noi non lavoriamo con la grande distribuzione ma solo nel canale moderno. Da qualche anno siamo distribuiti dall’azienda Pellegrini e questo ci tutela per una visione di posizionamento qualificato. L’Asia purtroppo è preclusa e, a differenza di altri colleghi, non lavoriamo molto con la Scandinavia, mercati che non hanno subito arresto. L’Italia pesa sul nostro fatturato al 60%, quindi l’ arresto delle vendite evidenzia un segno meno anche su questo fronte. In campagna niente è cambiato, la natura non teme i virus e tutta la mia famiglia è in prima linea”.

Come immagina la ripresa del mercato?
Francamente l’incertezza non mi porterà certo a fare né un conto vendita né offerte smisurate. La liquidità di un’azienda dev’essere controllata con grande responsabilità. Dobbiamo utilizzare, con enorme sacrificio, il cosiddetto fieno in cascina sperando in una ripresa. Nelle aziende familiari, il problema primario che abbiamo dovuto risolvere, in fretta, è stato pagare dipendenti e fornitori a discapito di tutto. In questo momento sto cercando di mandare in giro le nuove annate attraverso invii mirati a critica e clienti. C’è un nuovo progetto di una spumantizzazione di un vino rosato con un uvaggio, non solo con uve locali. In verità è il punto di arrivo. Sarà un metodo classico ma ci arriveremo per gradi. Mio fratello ha fatto esperienze nel mondo delle bollicine e stiamo studiando come far evolvere questo vino.

Come trascorre questo periodo di quarantena e quali progetti desidera lanciare alla riapertura?

Tra cantina, negozio e campagna. Qui è tutto in sicurezza. In marzo con mio fratello abbiamo intavolato questo discorso su come affrontare la situazione. Il negozio ci da una mano, qui c’è ancora una grande cultura di vino sfuso – attenzione, parliamo di vino di qualità. Non volevamo appesantire i corrieri con le consegne a domicilio e ci siamo attrezzati per recapitare in zona, noi con i nostri mezzi, gli ordini. Ancora oggi continuo ad essere io a fare le consegne per la provincia di Chieti e Pescara.

Siete autori dell’iniziativa ‘Suona e scappa’. Cosa significa?
Viene dal classico gioco degli adolescenti che suonano al citofono. Una marachella che oggi fa sorridere ma ci permette di portare a domicilio dei nostri clienti il nostro vino. Suono il citofono, lascio il pacco all’ingresso o sulle scale e vado via. Abbiamo coinvolto altri produttori per fare una mini lobby autoctona e garantire consegne in tutta Italia. C’è una sinergia con Cataldi Madonna, Gregorio Rotolo e i suoi formaggi di Scanno. Per questo il claim è diventato “Suona e scappa rotolando”. Abbiamo chiesto una collaborazione con due bravissimi illustratori abruzzesi e ci siamo promossi così. Funziona e francamente riceviamo molte richieste, anche da Milano e Bergamo. Siamo felici, soprattutto per quelle zone. Ci è sembrato di regalare un po’ di Abruzzo ad aree molto provate dall’emergenza.

Qual è la prima cosa che farà terminate le restrizioni?

Un viaggio. Appartiene alla mia persona, da sempre. La mia attitudine di essere su un mezzo in movimento mi farà bene. Ciò che mi manca di più è la convivialità, una degustazione in cantina, un pranzo con gli amici in campagna.