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La nostra intervista con Dominga: i progetti messi per il momento in pausa, le idee per il futuro del mercato del vino

12-05-2020

Dominga Cotarella

Dominga Cotarella

Se la trasformazione del nome della storica azienda Falesco in Famiglia Cotarella ha destato curiosità, l’evoluzione che Enrica, Marta e Dominga Cotarella portano avanti con i loro progetti ci fa comprendere esattamente l’obiettivo: raggiungere una nuova identità fatta di idee, energie positive e nuove sfide.

Sorelle Enrica e Marta, la prima anima creativa affiancata da chi governa al meglio e con pragmaticità i numeri e i business plan, “intrecciate” con Dominga, una cugina trasformata in sorella: una forza della natura che completa una squadra al femminile di rara empatia. I fratelli Renzo e Riccardo Cotarella hanno permesso alle loro figlie di realizzare un sogno, aprire la scuola di Alta Formazione di Sala Intrecci a Castiglione in Teverina, in Umbria, senza mai perdere di vista le loro cantine.

A inizio lockdown Dominga era a Milano per lavoro, poi si spostò a Roma. Ci racconta: «All’inizio ho temuto, seriamente, di aver preso questo virus. Una sintomatologia fuorviante: mi sono messa subito in quarantena in casa mia a Orvieto. Per fortuna era solo una brutta influenza. Contemporaneamente dovevamo preparare tutti gli esami di fine corso a Intrecci. Abbiamo chiuso la scuola. Messo in sicurezza i nostri dipendenti nelle cantine, in campagna e cercato di portare avanti i progetti che avremmo dovuto presentare alle più importanti manifestazioni del vino. Non ultimo concertare il complesso lavoro con i nostri importatori nelle varie parti del mondo. Io e le mie sorelle lavoriamo in smart working dalle nostre case. In azienda sono rimaste persone che si occupano dell’amministrazione, visto il tempo di bilanci in arrivo, oltre alle figure che presidiano l’assistenza ai nostri clienti. Il settore Ho.Re.Ca pesa molto per il nostro fatturato, rappresentando il 75%. Lavoriamo pochissimo con la Grande Distribuzione Organizzata e, da sempre, un minimo sull’on-line, ma il nostro modo di lavorare che predilige il contatto umano ci ha tenuto un po’ distanti da questa formula. La nostra rete vendita si compone di 98 agenti. Oggi l’ estero ha uno sviluppo insolito su alcuni Paesi come gli Stati Unici, la Svizzera e la Germania, che ci danno segni di incremento perché il canale moderno e l’online sono più strutturati. Sembrerà paradossale, ma io sono positiva. La mia convinzione si fonda sul pensiero che, certamente, stiamo per essere traghettati verso migliori prospettive. La scienza ci aiuterà e la mia buona energia mi auguro sia davvero contagiosa per tutti coloro che mi circondano, in famiglia e nel lavoro. Per fortuna, pochi giorni fa, non appena ci hanno dato la possibilità, ho potuto rivedere i miei genitori. In ogni caso in famiglia siamo tutti prudenti nell’osservare le rigide regole di sicurezza».

Le Cotarella Sisters fotografate davanti all'ingresso di Intrecci (foto di Andrea Di Lorenzo)

Le Cotarella Sisters fotografate davanti all’ingresso di Intrecci (foto di Andrea Di Lorenzo)

Quali sono i progetti che desideravate ufficializzare al Vinitaly?
Un vino rosato a base di uve Merlot, un progetto che nasce dalla nuova era del nostro Montiano. Stiamo parlando davvero di pochissime bottiglie, cinquemila al massimo. Un nome significativo per me, Enrica e Marta: Sorè, proprio da sorelle, e come ci chiamiamo tra di noi. L’etichetta disegnata da Enrica appaiono tre fiori di Camelia: noi tre. Enrica ha usato il rosa per stemperare il momento, con un colore per alleggerire la mente e disperdere i pensieri negativi. Con Marta e Enrica, non mi stancherò mai di dire, c’è quell’unione insolita, ma reale. Questo ci ha sempre permesso di vivere in una dimensione di equilibrio tra il sogno e la razionalità. Oggi è un progetto congelato, il vino è straordinario. Siamo certe si potrà arricchire, in attesa di poterlo condividere con i nostri amici e clienti. Speriamo succederà al più presto.

L'etichetta di Sorè, disegnata da Enrica Cotarella

L’etichetta di Sorè, disegnata da Enrica Cotarella

Cosa succede nella fattoria didattica, Tellus, a San Pietro in Montecchio, situata nel parco interno alla vostra cantina?
Quando abbiamo creato questa fattoria didattica in sinergia con l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, con le mie sorelle avevamo l’intenzione, più femminile e forse materna, di spostare l’attenzione dal tema enoico alla quotidianità di ragazzi meno fortunati, con disabilità, per offrire un’oasi di pace vera. Dovevamo aprire in maggio una parte centro medico orientato ai disturbi alimentari, non solo bulimia e anoressia pure l’obesità. Non un ospedale, attenzione. Un luogo dove i ragazzi potevano venire con la propria famiglia e vivere dei laboratori in una grande cucina per apprendere le buone regole per nutrirsi e stare bene. Uno staff docenti composto da medici del Bambin Gesù, del Gemelli e del San Raffaele, oltre a molti cuochi a disposizione dei ragazzi. Ovviamente è tutto fermo ma appena ci daranno notizie di ripresa faremo una grande apertura.

Senza Vinitaly come pensate di presentare le nuove annate alla stampa e ai clienti?
La situazione è insolita e complessa, ma il mercato del vino va avanti. I progetti digitali aiutano alla condivisione di bottiglie, annate e opinioni importanti di confronto. Per noi il Vinitaly era come giocare la partita decisiva del campionato, quindi la sua assenza è paragonabile al gioco di squadra senza tifosi, ma si può e si deve giocare lo stesso. Dobbiamo pensare che rivivremo la fiera, magari con nuove modalità.

La fattoria didattica Tellus

La fattoria didattica Tellus

Come trascorre questo periodo di quarantena e quali progetti desidera lanciare alla riapertura?
Sono a casa con la mia famiglia, i miei figli e mio marito. Abbiamo condiviso le lezioni on line della scuola e mio figlio minore, Giovanni, di 10 anni, mi ha detto apertamente, con la sincerità che lo contraddistingue da sempre, quanto sia stato felice di questo periodo, perché poteva avermi sempre con sé. Questo fa riflettere, e, al tempo stesso mi ha convinto che molto lavoro potrò continuare, anche per il futuro, a organizzarlo da casa.

Qual è la prima cosa che farà non appena ci sarà la possibilità di muoversi, senza restrizioni?
Visto che i miei genitori li ho potuti riabbracciare, prenoterò un ristorante per potermi sedere e mangiare, anche cose semplici, ma ho la voglia di desinare con una convivialità rimodulata, in sicurezza. Il desiderio di poter programmare ciò che facevo prima di questo blocco generale.