Scrivimi: me@cinziabenzi.com
Le difficoltà, le strategie per affrontare la crisi e alcune possibili soluzioni. Intervista al decano del vino marchigiano

24-04-2020

Ampelio Bucci, storico titolare dell'azienda agricola Villa Bucci a Ostra Vetere (Ancona)

Ampelio Bucci, storico titolare dell’azienda agricola Villa Bucci a Ostra Vetere (Ancona)

Il professor Bucci è laureato in Economia e nel curriculum vanta importanti docenze universitarie, in materia di strategie aziendali. Per noi, oggi, è il produttore marchigiano di un celebre Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Ampelio Bucci ci ha chiamato dalla casa milanese in cui dimora dall’inizio di questa quarantena. Come sempre è illuminante parlare con un grande esperto di vino, un solido imprenditore e un gentiluomo d’altri tempi. I suoi pensieri esprimono in maniera diretta la visione di ciò che sta accadendo, ora, nel settore enoico.

La sua azienda, Villa Bucci, è a Ostra Vetere, nelle Marche, a pochi chilometri da Senigallia. Un’azienda agricola che dedica alla produzione di vino solo 30 dei quasi 400 ettari che compongono l’intera proprietà. Un lavoro che segue dettami biologici dalla vigna al vino, guidato a lungo dal celebre enologo, Giorgio Grai, scomparso di recente e oggi dal trentino Gianni Gasperi.

Ampelio Bucci, cosa pensa in questi giorni di emergenza?
Il nostro settore ha bisogno di una moratoria governativa che includa soluzioni rapide e concrete, declinando aiuti precisi senza generalizzare. Io non farò mai una vendemmia verde, non posso nemmeno pensare di buttare nei filari la metà del prodotto che il vigneto e la natura mi hanno donato. Altra cosa che non attuerò è la distillazione a 0,30 centesimi pensando di vanificare un lavoro di un anno per convertirlo in alcol. Mi spiace, per la mia azienda non è possibile. Da sempre ho cercato di produrre vini autentici, genuini, creando uno stile. Il mio è un vino, per fortuna, che ama il tempo. Può sostare in cantina e arricchirsi. Se bevi un Verdicchio di Bucci devi riconoscerlo a occhi chiusi, non è presunzione ma anni del mio concetto di marketing applicato alla bottiglia. Nella moda, quando vedi un abito riconosci il grande stilista che lo ha disegnato; io spero di averlo fatto coi miei vini. Non sono l’unico, lo so bene, perché illustri colleghi e amici che stimo lo fanno con successo.

L'azienda agricola conta 350 ettari tra vino (30 ettari), grano duro e tenero, mais, bietole da zucchero, piselli, colture da seme, girasoli

L’azienda agricola conta 350 ettari tra vino (30 ettari), grano duro e tenero, mais, bietole da zucchero, piselli, colture da seme, girasoli

Una parte della batteria dei vini di Villa Bucci

Una parte della batteria dei vini di Villa Bucci

Com’è cambiato il mercato per la sua azienda in questo periodo di difficoltà? Qual è la visione generale?
Il problema enorme è quello commerciale, sia italiano che estero. In questo momento non ci sono ordini per il consumo horeca, è tutto è bloccato. Il mio fatturato si sviluppa al 90% in quella direzione. Per noi la grande distribuzione è un mercato marginale perché abbiamo una sola referenza in Esselunga, e, non avverto nessun cambiamento per la mia azienda. In pratica, mi ritroverò a vendere il millesimo 2018 (l’ultimo creato da Grai, ndr), il 2019 in luglio sarà da imbottigliare e il 2020 da vendemmiare. Insomma due annate e mezzo da vendere. I miei operai sono in cassa integrazione mentre il lavoro in campagna prosegue molto bene visto che il bel tempo è dalla nostra parte. Prevediamo una resa perfetta, sia per il grano che per le uve. Tornando alla mia visione, in effetti, non è molto positiva. Poco fa ho sentito il mio importatore inglese: mi ha chiesto una proroga nei pagamenti. Richiesta dovuta alla chiusura obbligatoria dei locali della sua clientela. Certamente loro non pagheranno la merce consegnata tempo fa. È una catena che sta bloccando tutto il sistema finanziario e la liquidità. Certo dovrò stoccare il prodotto finché non arriveranno tempi migliori. I miei vini sono longevi e amano lunghi affinamenti quindi mi ritengo, paradossalmente, fortunato.

Quali altri disagi avete dovuto affrontare?
La cantina non ha avuto problemi di sicurezza, ci siamo adeguati alle nuove disposizioni: essendo di ampi spazi, si è potuto lavorare con le dovute distanze. Desidero affermare con grande orgoglio che l’Italia possiede, da tempo, i migliori sistemi di sicurezza al mondo, per cui l’adeguamento è stato semplice. So che molti colleghi hanno problemi di manodopera ma io lavoro solo col personale del mio paese, Ostra Vetere. Nella mia azienda agricola si producono grano, piselli e riusciamo a gestire il lavoro di campagna con tutto il nostro personale. Una rarità unica.  Negli anni 50 e 60, con la trasformazione della mezzadria, ebbi una giusta visione regalando agli ex mezzadri e alle loro famiglie quelle case. In questa maniera ho legato queste persone, e buona parte delle generazioni future, alla mia azienda. Devo dire che mi hanno seguito. Poi nelle vendemmie si aggiungono le moglie e i figli creando un’insolita task force del luogo. In verità c’è un unico mio dipendente straniero. È di origini polacche, ma ormai marchigiano d’adozione. Un grande lavoratore che ogni mese invia alla mamma tutti i soldi guadagnati. Per Pasqua ho inviato a tutti i miei dipendenti una cassetta dei nostri vino con un biglietto molto semplice, scritto di mio pugno. Recitava: “Tanti auguri, al piacere di ritrovare i giorni che ci rivedremo sorridenti”. Perché occorre pensare che torneremo a sorridere.

E il mercato estero?
Un fulmine derivante da un  temporale previsto due giorni prima. All’inizio di aprile ho spedito del vino in Giappone perché non c’era alcun blocco. Ora è tutto bloccato, e il mio vino è partito ma non potrà essere consegnato. Un danno immenso. Il mio triste lavoro quotidiano è quello di inseguire i miei importatori.

Cambierà il mondo del vino dopo tutto questo? C’è qualcosa che abbiamo imparato?
Cambierà tutto il mondo, non solo quello del vino. Forse una strategia utile potrà essere quella di penetrare  mercati in cui il virus non è penetrato. Sono contento di essere rimasto un piccolo produttore, non voglio assolutamente ritoccare al ribasso i prezzi. Continueremo con l’e-commerce e, non appena riapriranno le frontiere, mi dedicherò ai mercati asiatici, oggi fuori dal Covid-19. Riprenderanno in primis le spedizioni in Oriente. Per il commercio italiano la situazione non sarà di facile ripartenza ma io ho vissuto la guerra e il dopo-guerra. Ci sarà una rinascita. Ammetto con fierezza, da vecchio agricoltore, che chi ha saputo mettere fieno in cascina sarà facilitato. Abbiamo superato le conseguenze di una guerra ed è naturale che ce la faremo anche dopo il Covid-19.